Tuesday, February 28, 2006

Basmati con avocado e zafferano





Ricetta veloce, colorata e nutriente...Non sono una fan sfegatata dell' avocado ma trovo che abbinato con la nota freschissima del cilantro, come nel guacamole, sia mitigato il suo gusto decisamente grasso: non a caso lo chiamano "burro verde". In definitiva questo è uno dei tanto citati "piatti unici" vista anche la presenza non trascurabile della frutta secca. Comunque se qualche profano non ama il cilantro, siate indulgenti e sostituitelo con della menta, ma solo per questa volta.



Ingredienti per 4 persone: 300 g riso basmati, un avocado, 2 pomodori ramati, 50 g mandorle, 50 g anacardi, 50 g pinoli, una bustina di zafferano, 30 g di cilantro, una decina di olive verdi, olio di sesamo.

Sminuzzate grossolanamente la frutta secca e tostatela nel wok senza condimento, poi mettetela da parte e fate scaldare nello stesso 2 Tbs di olio in cui avrete sciolto lo zafferano. Fatevi soffriggere il riso e aggiungete mezzo litro di acqua bollente leggermente salata. Nel frattempo tagliate a dadini la polpa dell'avocado e i pomodori privati dell'acqua di vegetazione. Due minuti prima che il riso sia pronto, dovrebbe aver assorbito tutta l'acqua, aggiungete il cilantro tritato finemente e la frutta secca; fuori dal fuoco le verdure e le olive. Servite immediatamente.

Sunday, February 26, 2006

Cappon Magro!





Il cappon magro è un piatto ligure colorato, scenografico ma soprattutto molto gustoso. Se l'origine è incerta e misteriosa, la sua realizzazione è laboriosa ma semplice e molto appagante; personalmente mi dà estrema soddisfazione vedere la mia creatura che cresce di statura. Classicamente si parte da una base di galletta del pescatore su cui si sovrappongono strati di verdura e pesce intervallati da salsa genovese. In questo caso non ho seguito la ricetta originale per un fatto di praticità: dovendo tenere il cappon magro in stoccaggio in frigor per un giorno ho preferito comporlo in una capace ciotola per poi rovesciarlo su un piatto prima di consumarlo. Questo d'altronde è uno di quei piatti a cui giova un tempo di riposo, che gli permette di amalgamare meglio i sapori, così da incantare non solo l' occhio ma anche il palato dei commensali.

Friday, February 24, 2006

Homemade Sushi






Quando ho letto "Kitchen" di Banana Yoshimoto mi sono subito sentita attratta dal cibo jap, ma sarebbero passati degli anni prima che lo assaggiassi. Ora sono sashimi-dipendente, ma se devo mettermi (maldestramente) all'opera, preferisco il sushi perché mi diverte molto la sensazione tattile (appiccicosità) che trasmette il gohan, termine giapponese che significa "riso cotto" ma che indica anche il pasto vero e proprio. In questa versione ho usato del branzino e ho anche messo dell'alga wakame perché mi piaceva il contrasto cromatico ma non credo che sia filologicamente corretto.



Gohan (per 2 persone)
Mettete 200 g di riso a chicco corto in una ciotola (non di acciaio) e sciacquatelo con dell'acqua fredda, fatela colare via, poi schiacciate il riso con il palmo della mano in modo che i chicchi si strofinino tra loro. Ripetete questa operazione tre volte, poi fate sgocciolare il riso per un 'ora. Dopodiché trasferite il riso in una pentola con 2 dl di acqua, copritela, e cuocete a fiamma alta per 4 minuti, poi abbassate il fuoco al minimo e cuocete per 15 minuti ancora. Alzate quindi la fiamma per 5 secondi, poi spegnete e lasciate riposare per 15 minuti senza togliere il coperchio in modo che cuocia ancora nel suo vapore. Il riso che viene scoperchiato durante la cottura viene definito "morto", quindi cerchiamo di evitare cadaveri ;)
Nel frattempo mescolate 25 ml di aceto di riso con 5 g di sale e 30 di zucchero fino a quando questo ultimo si sarà sciolto. Trascorsi 20 minuti dal termine di cottura del riso trasferite in una ciotola e versatevi il condimento all'aceto e, utilizzando una spatola di legno, incorporatelo al riso compiendo dei movimenti come se doveste tagliarlo e facendo in modo che contemporaneamente si raffreddi raggiungendo la temperatura ambiente.


I filetti di pesce più indicati per il sushi sono quelli di tonno, salmone, dentice, sgombro, aguglia, branzino; è possibile anche usare gamberi e sacche di calamaro, ma in ogni caso il pesce deve essere freschissimo. Con la mano destra inumidita prendete una pallina di riso e dategli una forma rettangolare, o meglio cercate di farlo perchè non è affatto semplice! Con la mano sinistra prendete una fettina di pesce e spalmatevi sopra un po' di wasabi, quindi ponetevi sopra il riso schiacciando per farlo aderire bene. Continuate fino ad esaurimento degli ingredienti tenendo vicino a voi una ciotolina per bagnare le mani di tanto in tanto.

Tuesday, February 21, 2006

La Charlotte de l'Île






La Charlotte de l'Île è una piccola cioccolateria nell'île de St. Louis gestita da una misteriosa matrona dallo sguardo algido. La vetrina attira i passanti come i canti delle sirene seducevano i marinai; impossibile resistere. Curate sculture di cioccolato occhieggiano dall' interno: topini, uccellini, raganelle; ma anche imprevedibili elefanti e un solitario tappeto volante con una preziosa frangia di scorza d'arancia candita. All'entrata troneggia una bilancia anni '50 laccata di rosa, un vecchio pianoforte verticale e gli stampi, strumenti indispensabili per chi si dedica a una delle arti plastiche quale é la scultura. Di cioccolato naturalmente. Sulle pareti, tinteggiate di rosa con una punta di marrone, risaltano origami, angioletti di cartapesta, specchi di varie dimensioni che danno l'illusione di ingrandire l'esiguo spazio. Quando si prende posto in uno dei pochi tavolini rotondi, che ospitano a fatica quattro persone, arriva la lista. Ciascuna è personalizzata dal disegno di un bimbo e sul retro si snocciola l'elenco dei tè, una mezza dozzina di torte e la cioccolata: cremosa, densa, vellutata, scura e molto profumata. Sospetto che la padrona attinga da una personale piantagione di cacao e che lei stessa pesti i semi in un capace mastello per ottenere poi questa delizia che, una volta ingerita, fa l'effetto di un incantesimo. Dopo averne sorseggiato un po', sono leggermente intontita e rilassata ma anche euforica; insomma me la sento in testa come se fosse una corona magica.

Marché Monge






In questi giorni mi trovo a Parigi e l'occasione è ghiotta per visitare i mercatini di cui la città è ricca. Stamane il freddo polare e la neve non mi hanno dissuaso dal mio intento di vedere il mercato di Monge nell'omonima piazza. Non è particolarmente grande ma vanta la presenza di numerosi produttori diretti di mele, patate, ma anche formaggi; dei veri panda al giorno d'oggi. Inoltre c'era una lunga quanto eloquente coda che si snodava in un terzo della piazza per uno dei fruttivendoli mentre la maggior parte degli altri era piuttosto sguarnita... Sempre fidarsi dei locali. A giudicare dal prezzo delle ostriche (6,50 € per una dozzina) sembra decisamente accessibile ma non mi posso ancora pronunciare sulla qualità.








Il pranzo di Babette

"Seduta sul tagliere della cucina, Babette era circondata da una tale quantità di casseruole e padelle unte e annerite, come mai le sue padrone avevano visto in vita loro."


Karen Blixen



Costretta all'esilio dopo le vicende della Comune a Parigi, Babette trova asilo presso Philippa e Martine, due sorelle che vivono a Berlewaag in Norvegia. Per dodici anni opera presso le due sorelle come una schiva servitrice, con un dono particolare per la cucina. Un giorno vince una cospicua somma di denaro alla lotteria e sceglie di impiegarla per realizzare un prelibato banchetto in memoria del padre delle due sorelle, nonché pastore della comunità. Babette, sublime cuoca del Café Anglais, dopo aver servito blinis Demidoff, quaglie in sarcofago e frutta fresca, si ritira semplicemente in cucina. Durante il convivio, innaffiato di Amontillado e Veuve Cliquot, i commensali scopriranno una gioia inedita, che spazzerà via rancori vecchi di trent'anni. Babette non ha sperperato i suoi mille franchi, ha creato un evento privato e irripetibile, che Philippa, Martine e il resto della comunità non scorderanno mai.

Amo cucinare e adoro farlo per le persone a cui voglio bene: memorizzo i gusti altrui; cerco il più possibile di curare i dettagli, e di venire incontro alle esigenze di tutti. Durante le feste, mentre la maggioranza beve, suona o ride, io con grande gioia mi occupo delle vivande, che inevitabilmente sono in grande quantità, oltre che eterogenee. Mi piace sfidare me stessa realizzando tante ricette diverse nello stesso contesto, e se ogni piatto riesce a dovere sono davvero soddisfatta e felice. Insomma, non mi spaventa passare dalla padella alla brace, perché il posto che più amo al mondo è davvero la cucina.