Wednesday, August 30, 2006

Spaghetti alle vongole con pomodorini alla bottarga






Sembra cher le vacanze siano finite, almeno per me. Ho ancora delle foto di Rio De Janeiro da mostravi, in particolare del giardino botanico ma prima vi propongo una variante dei classici spaghetti alle vongole, nata dalla voglia di usare il mio wok, che è venuto in villeggiatura con me naturalmente, e di esplorare il sapore della bottarga di muggine, un altro dei prodotti San Lorenzo che mi è arrivato qualche tempo fa. Amo il mio wok, ma ultimamente lo stavo usando poco, quindi ho ben pensato di trasferire questa presenza ingombrante al mare, certa che lo avrei consumato dal tanto uso che ne avrei fatto. Per fortuna che ho fatto questi spaghetti almeno una volta.

vongole 1 kg
pomodorini ciliegia 600 g
bottarga di muggine San Lorenzo gratuggiata 80 g
spaghetti 400 g
brodo vegetale 1,5 l
olio extravergine 4 cucchiai
vino bianco un bicchiere circa
aglio
prezzemolo tritato due cucchiai

Sbollentate velocemente i pomodorini in acqua bollente, quindi pelateli e conservateli in uno scolapasta in modo che perdano un po' di acqua. Nel wok fate scaldare l'olio con uno spicchio d'aglio schiacciato, quindi unite le vongole e bagnatele con il vino bianco. Alzate il fuoco e lasciate sfumare il vino completamente. Quando le vongole si saranno aperte prelevatele dal wok, e tenetele in caldo. Cuocete gli spaghetti per due minuti in acqua bollente salata, quindi trasferiteli nel wok dove avrete portato ad ebollizione l'acqua delle vongole con un paio di mestoli di brodo. Portate gli spaghetti a cottura girandoli regolarmente e aggiungendo altro brodo bollente se necessario, regolarte di sale. Quando gli spaghetti sono quasi pronti rimettete le vongole nel wok. Passate i pomodorini in un piatto pieno di bottarga gratuggiata, e uniteli agli spaghetti. Spolverate con prezzemolo tritato e rifinite con un filo di olio a piacere. Servite.





Monday, August 14, 2006

(mini) Cheesecake alle pesche






Sono tornata da Rio de Janeiro e avrei ancora tante foto da mostarvi ma dato che riparto imminentemente ho deciso di posticipare a settembre i racconti dei posti esotici e di proporvi invece una ricetta, che su questo foodblog è un po' troppo che non se ne vede una. E poi, dopo 14 ore di volo, cosa credete che avessi voglia di fare se non cucinare?!
La ricetta originale prevede di fare una torta, ma dato che io non sopporto di tagliare le fettine piccole-piccole per le persone finte inappetenti, che poi tra l'altro chiedono regolarmente il bis ;-) , ho fatto anche una mezza dozzina di mini tartellette, di quelle che si mangiano in un boccone.
Buon Ferragosto a tutti!

farina 165 g
burro 65 g
sale
fagioli secchi per la cottura
peschenoci 500 g
succo di limone 2 cucchiaini
mascarpone 150 g
ricotta 150 g
uovo uno
zucchero 40 g
fecola un cucchiaio
granella di mandorle 30 g
zucchero a velo

Setacciate la farina e mettete al centro il burro a pezzettini, tre cucchiai di acqua fredda e un pizzico di sale. Lavorate velocemente gli ingredienti e formate un panetto, avvolgetelo nela pellicola e lasciatelo riposare un'ora in frigorifero. Scaldate il forno a 200 gradi. Lavate le pesche, tagliatele a fettine sottili, irroratele con il succo di limone e tenetele al fresco. Stendete la pasta in una sfoglia sottile e adagiatela in una tortiera imburrata e infarinata e/o in piccoli stampini; bucherellate la pasta con i rebbi della forchetta, foderatela con carta da forno e riempite con i fagioli secchi. Ponete in forno per 15 minuti. A cottura ultimata lasciate raffreddare ed eliminate la carta da forno e i fagioli. Per il ripieno mescolate la ricotta, il mascarpone, lo zucchero, la fecola e il tuorlo; a parte montate a neve ferma l'albume e incorporatelo al resto. Scaldate il forno a 220 gradi, trasferite il composto nel guscio di pasta e proseguite la cottura altri 10 minuti. A questo punto distribuite le fettine di pesca sulla torta calda e cospargetela di zucchero a velo; rimettete in forno per 5 minuti per caramellare lo zucchero. Prima di servire decorate con la granella di mandorle.








Friday, August 11, 2006

Fiori di zucca ripieni

6 fiori di zucca
pecorino senese 80 g
olio
zucchine
timo

Lavate i fiori in acqua fredda, asciugateli e staccate delicatamente il pistillo. Farciteli di pecorino semi stagionato e chiudeteli accuratamente. Scaldate un cucchiaino di olio in una padella antiaderente e ponetevi i fiori. Coprite con un coperchio e cuocete 2-3 minuti; poi girateli e proseguite per altri 2-3 minuti. A questo punto il pecorino si dovrebbe esser sciolto e i fiori ammorbiditi, servite i fiori su un letto di zucchine al timo.



Wednesday, August 02, 2006

Sitío Papoula Vermelha






Sitia Papoula Vermelha è la tenuta agricola del seu Paulo, il padre di Renata, e si trova ad una ventina di km da Araruama, nello stato di Rio de Janeiro. Il nome significa letteralmente "il posto dell'ibiscus rosso". E mai nome fu più indicato: i numerosi cespugli di ibiscus in fiore scuotono il paesaggio verdeggiante con macchie di colore carminio.













È il regno degli alberi da frutto: palme appesantite da enormi cespi di banane, banana prata precisa gentilmente seu Paulo; altre invece adorne di una collana di cocchi verdi in miniatura e poi ancora il pé de mamão, un tipo di papaya che regala frutti che possono raggiungere il peso di un chilogrammo o piú ciascuno. Ci sono anche limoni dal colore aranciato, e arance verdi ancora acerbe che saranno pronte in ottobre mi dicono; eppure, anche se leggermente asprigne, sono buonissime anche ora.





curiositá: significa piede, ma anche pianta.



un cespo di banana prata




uno dei gatti sotto la palma da cocco




i limoni...Arancioni!


Camminando per il podere ci imbattiamo in un paio di lavoranti: sbucciano abilmente con il machete le canne da zucchero, privandole delle foglie e delle estremità; quindi le riducono in pezzi di 40-50 cm per poi estrarne il succo con un attrezzo ad hoc.





Sbucciatura





Prima spremitura





Seconda spremitura


Dopo due spremiture rimane una fibra coriacea, ma decisamenete allettante per qualcuno che vedremo in seguito. Mi offrono un bicchiere di questo liquido torbido,corposo e dolcissimo. Per me è eccessivamente zuccherino: mi bagno appena le labbra, mentre sotto i miei occhi attoniti Rogério, uno degli operai, se ne scola tre. Scopro poi che in genere ne beve almeno otto mentre pasteggia con un casco di banane.





Continuiamo il giro e ci troviamo in un boschetto di manioca; viene selezionato uno dei piccoli arbusti e semplicemente sradicato dal terreno, scopro che la radice è la parte edibile che in forma di farina prende il nome di tapioca, elemento importante nella cucina locale.





Carlile sradica la manioca






Il fusto sottile viene fatto a brandelli che vengono accuratamente coperti di terra. Daranno vita a nuovi alberelli che infoltiranno il boschetto nel giro di pochi mesi.





Saliamo in cima ad una collinetta: un cavallo dal mantello albino si ciba delle fibre della canna da zucchero, quieto.





Passeggiamo in un campicello di zucche e zucchine e scorgo uno stagno in lontananza. Avvicinandomi faccio maldestramente scappare le oche, le galline e i loro pulcini tutti gialli.





In compenso i due gatti che abbiamo incontrato appena arrivati, ci seguono fedeli, avidi di carezze ed attenzioni.





Il sole comincia a scendere velocemente, ci ubriachiamo dei colori del tramonto poi con un cesto pieno di mamão, arance verdi e limoni aranciati lasciamo questo posto d'incanto.