Sunday, October 29, 2006

Pesce spada alla vaniglia





A me il pesce spada piace crudo, appena marinato con olio, pepe rosa e timo. Ma se non è più che fresco, direi guizzante sul banco del pescivendolo, non se ne parla proprio. Allora si marina si, ma poi si cuoce. L'accostamento con la vaniglia mi piace ma bisogna lavorarci sopra.



pesce spada 2 fette
un baccello di vaniglia
carote 4-5
cachaca 50 ml
olio 100 ml
sale rosa
pinoli due cucchiai

Preparate la marinata: incidete la stecca si vaniglia e grattate i semini in un recipiente, unite olio e cachaça e mescolate. Marinate il pesce spada per almeno 30 minuti. Pulite le carote e tagliatele a julienne, ungete una padella antiaderente e saltate le carote e i pinoli fuoco vivace girando spesso, devono rimanere al dente. Tenetele in caldo. Cuocete il pesce spada in una padella dopo averlo sgocciolato dalla marinata. Servite il pesce con le carote e il succo di barbabietola al cardamomo, per una nota di colore. Ultimate con una grattata di sale rosa.





Il sale rosa gli dona un tocco particolare






La cachaça viene da Rio, naturalmente, usandola in cucina esprimo tutta la mia saudade.



Friday, October 27, 2006

Biscotti rosa al cardamomo






Cannella ha proposto un meme biscottante e io partecipo con gioia con questi biscotti rosa! Inutile dire che sono perfetti per san Valentino visto il colore, si lo so che non c'è ancora stato Natale ma l'idea mi è venuta ora, cosa ci posso fare? ;-)
Potete provare ad aromatizzare anche con altre spezie se volete, e a chi proprio oggi non vede la vita in rosa prescrivo di omettere la barbabietola e abbondare con la buccia di un limone biologico.






burro 40 gr
albumi 2
farina 75 g
zucchero a velo 75 g
latte 50 g
barbabietola cotta 1
cardamomo 6 bacche

Centrifugate la barbabietola e mescolate il succo ottenuto con le bacche di cardamomo pestate nel mortaio. Fate restringere a fuoco dolcissimo per 15 minuti.
Sciogliete il burro e lasciatelo raffreddare. Montate a neve ferma gli albumi. Mescolate zucchero e farina, unite il burro, il latte e 4 cucchiaini di succo di barbabietola se volete un colore delicato, se lo preferite più carico anche 6. Unite delicatamente anche gli albumi mescolando dal basso verso l'alto per non sgonfiarli. Otterete una crema spumosa e rosa, disponetela a cucchiaiate nei pirottini da muffin, circa mezzo cm di spessore. Più restano sottili, più sono croccanti.Dovreste ottenerne 14-16. cuocete in forno calda a 180 gradi per 12-15 minuti.




Wednesday, October 25, 2006

Un po' di...Cucina indiana: Shorba e Gobhi Paratha






Sarà che ultimamente vedo più spesso Kanika, sarà che in autunno mi viene voglia di cibi con una cottura lunga e profumati di spezie ma anche questa settimana inizio con un piatto indiano. La vellutata di anacardi è deliziosa, può diventare anche un'idea per l'aperitivo servita in mini ciotoline con dei Chappati. Ah, la ricetta originale non prevede la zucca, ma io ne avevo lì una metà che mi guardava tutta triste e solitaria.



Inizialmente ero in dubbio sul fatto di aggiungere la zucca. Così lei si è offesa ed è andata a fare il broncio sul muretto.




Poi sui sassi della fontanella.





Fortuna che i pesci rossi l'hanno convinta a non arrabbiarsi troppo con me che nel frattempo avevo cambiato idea. Inutile dire che sta benissimo con gli anacardi.








Shorba ( =Vellutata di anacardi)

cipolla affettata al velo una
spicchi di aglio schiacciati 3
zenzero fresco grattugiato 3 cm
brodo 1 l
sale
curry un cucchiaio
semi di papavero un cucchiaio
patate 2
anacardi 200 g
zucca 500 g
olio ( preferibilmente di colza) 3 cucchiai

Ammollate gli anacardi per un'ora. Intanto scaldate nel wok l'olio e unite la cipolla, l'aglio e lo zenzero. Cuocete a fuoco medio per almeno 30- 40 minuti girando spesso con un cucchiaio di legno; il soffritto deve avere un colore tendente al marrone e un intenso profumo. Solo ora potete unire il brodo di pollo, e il curry; mescolate e portate ad ebollizione. Aggiungete le patate e la zucca tagliate a pezzetti e gli anacardi scolati. Cuocete fino a quando le verdure sono tenere. Frullate metà del composto, mescolate e servite decorando con qualche anacardo e del coriandolo tritato.






Gobhi Paratha

Gobhi significa cavolfiore che in questo caso è stato un eccellente ripieno per la paratha che ` simile al chappati ma risulta più nutriente per via del latte nell'impasto e dell'olio impiegato per cuocerlo. Si possono cuocere i dischi di pasta a uno a uno senza farli ripieni, ma ci si nega un vera delizia.

farina integrale 200 g
farina 150 g
acqua 125 ml circa
latte 125 ml circa
sale un cucchiaio

Unite il latte all'acqua. Mescolate le due farine e il sale, unite poco per volta parte della mistura di lattee e acqua. Lavorate l'impasto, che deve essere soffice, prima con un cucchiaio di legno e quindi con le mani per circa 10 minuti. Mettetelo a riposare in una ciotola unta per 4- 6 ore coperta con un panno umido.
Preparate il ripieno: tritate 200 g di cavolfiori finemente. Preparate un soffritto con zenzero gratuggiato, cumino, semi di sesamo e semi di papavero, aggiungete il cavolfiore tritato e cuocete a calore moderato in modo che la verdura sia cotta ma al dente. Fate raffreddare.
Stendete la pasta in dischi sottili, depositate al centro di metà dei dischi qualche cucchiaio di ripieno, e coprite con gli altri sigillando bene. Scaldate la padella. Spennellate la paratha con olio di colza e adagiatelo con la parte unta rivolta verso il fondo della padella. Mettete su fuoco medio. Mentre la paratha cuoce, spennellate di olio di colza il lato superiore; giratela e cuocetela dall'altro lato. Servite caldo.
La paratha può essere riempita anche con patate, spinaci, piselli e altre verdure a piacere.






Friday, October 20, 2006

Quinoa con capesante e scalogni al succo di melograno





Recentemente ho riassortito alcune spezie e per farlo sono andata nella mia èpicerie di fiducia a Parigi. Indugiando tra le spezie ho trovato un sacchettino pieno di una polvere rossastra recante un nome a me totalmente sconosciuto. Sumac. L'ho acquistato e una volta a casa mi sono dedicata alla degustazione: gradevolmente aspro. Oltre a questa sensazione continuava ad essere un illustre sconosciuto, così ho cercato qualche informazione in rete.

Il Sumac è una spezia molto diffusa in Turchia e Iran, dove dai frutti macinati si ottiene una polvere bruno-rossiccia che viene sparsa generosamente sul riso conferendogli un sapore asprigno. Viene anche mescolato con cipolle appena affettate e gustato come aperitivo. Il ben noto döner kebab viene spesso aromatizzato con il sumac che gli conferisce il suo gusto caratteristico. In Libano, Siria ed Egitto i frutti vengono cotti con acqua fino ad ottenere un'essenza densa e molto aspra che viene poi aggiunta alle carni e alle verdure. Questo metodo era noto sin dai tempi dei Romani ed è paragonabile all'uso che viene fatto attualmente del tamarindo nella cucina Indiana e Indonesiana.
In Giordania viene usato per fare un mix di spezie, lo za'tar, che ha già delle estimatrici nella blogsfera: Gourmet lo mette nei kakat israeliani, Diamanterosa ne tesse lodi appassionate. Quindi già che ci siamo anche due parole sullo Za'tar o Zahatar o Zà Attar. La spezia prende il nome da un particolare tipo di maggiorana diffusa in Giordania e difficilmente reperibile al di fuori della regione. Lo Za'tar è fatto combinando questa maggiorana secca con semi di sesamo, il sumac, sale e talvolta pepe. Si usa anche in Siria, Libano e Israele dove ha delle leggere differenze negli ingredienti che lo compongono. Eccellente sulle carni può anche essere mescolato con olio e servito come dip.

Con la dolcezza delle capesante il sumac produce un meraviglioso contrasto; la quinoa... Ormai è una droga! ;-)






Quinoa 180 g
capesante 10
scalogni 7
Porto 2-3 cucchiai
uvette due cucchiai
sale rosa q.b


Per la marinata

il succo di un melograno
il succo di mezzo limone
aneto tritato 2 cucchiai
aceto balsamico 1 cucchiaio
olio evo un cucchiaino
sumac un cucchiaio scarso

Mettete le capesante nella marinata e lasciatevele per almeno trenta minuti. Tritate grossolanamente gli scalogni, fateli appassire in poca olio, quindi unite un cucchaio di porto e un cucchiaino di balsamico e le uvette. Cuocete a fuoco basso in modo che si caramellino leggermente. Sciacquate la quinoa abbondantemente per rimuovere la saponina, una sostanza amara contenuta nella pianta. Cuocetela quindi in una quantità di acqua pari tre volte al suo peso, coprendo il recipiente con un coperchio. Dovrebbe assorbire tutta l'acqua nel giro di 10 minuti circa. Mescolate la quinoa con gli scalogni e tenetela in caldo. Scolate le capesante dalla marinata e saltatele in una padella calda, cuoceranno in pochi minuti. Fate ridurre la marinata a fuoco vivace. Mescolate la quinoa con gli scalogni.

Costruzione del piatto

Ponete una ciotola rovesciata al centro di un piatto piano, e riempite il contorno di quinoa, schiacciando appena con un cucchiaio. Sollevate con delicatezza la ciotola e ponete nello spazio rimasto vuoto le capesante. Irrorate con la marinata ristretta e decorate con uvette e pizzichi di sumac, dopo aver garttato dle sale rosa.





Tuesday, October 17, 2006

Strigoli con crema di platessa e gambero al basilico scottato






L'ispirazione come per l'albanella di gamberi viene da una ricetta di Mauro Uliassi trovata sullo stesso volume"In cucina con i grandi chef". Solo che deve esserci un errore. Nel libro, intendo. Io ho dimezzato le dosi previste per 4 perché avevo in previsione una cena per 2. Ma nonostante la riduzione il quantitativo di strigoli sarebbe bastato almeno per 4 persone. Il che mi fa pensare che quello previsto per 4 ne avrebbe sfamate 8 o anche 16 volendo. Quindi regolatevi di conseguenza, a meno che non vogliate improvvisare sul pianerottolo una sagra dello strigolo per smaltire la mastodontica profusione di pasta fresca.
Per la pasta vi riporto la ricetta originale, poi vedete voi in seguito alle mie considerazioni di cui sopra. Il sugo d'accompagnamento é mio e vale la pena assaggiarlo anche senza mettere di mezzo gli strigoli.

Per 4 persone

nero di seppia 30 g
uova intere 10
pane gratuggiato 100 g
Parmigiano gratuggiato 100 g
farina 1 kg

Impastate tutti gli ingredienti e passateli nel tritacarne* con la trafila media senza coltello. Stendeteli su un vassoio e copriteli con un panno

Per la crema di platessa

Calcolate un filetto di platessa per commensale, fatelo scottare in una padella unta di olio con timo, salvia secca, maggiorana e un po' di buccia di limone per un minuto. Toglieteli dalla padella, spellateli e ancora tiepidi frullateli con qualche cucchiaio di panna, fior di sale e ricotta dura. Deve risultare una crema densa. Tenetela in caldo.

Fate marinare un gamberone a testa con olio extravergine e basilico tritato. Cuoceteli su una griglia rovente per pochi secondi, si devono arrossare appena. Ributtateli nella marinata.
Cuocete gli strigoli in acqua bollente salata per 10 minuti circa.

Costruzione del piatto
Mettete al centro del piatto una porzione di strigoli, coprite la sommità con la crema di platessa e posizionatevi sopra un gambero. Irrorate con la marinata di basilico e completate con una grattata di ricotta dura. Servite.

* Io il tritacarne non ce l'ho. Ma ho l'affare per fare i passatelli. Ce l'avevo, diciamo. Io ho ottenuto una pasta molto soda, per non dire dura. E l'affare per i passatelli era di plastica. Inoltre vi serviranno braccia nerborute per spremere la pasta in questione. Insomma, avete capito; una vittima é stata mietuta e le braccia fanno male. Ma non a me, per fortuna.

Sunday, October 15, 2006

Dolcetti integrali di mele





Bruttini ma buoni, la mela gli dona l'umidità necessaria e la farina integrale la sua fragranza tipica. La pasta, integrale all'olio, sono sicura che piacerà a Francesca; comunque proprio per questi suoi ingredienti non raggiunge la texture liscia di una frolla e ci vuole un po' di pazienza per stenderla e impacchettare i dolcetti. Comunque ne vale la pena. A me sono venuti bruciacchiati cuocendoli a 200 gradi, quindi vi consiglio di provare con 180 e al massimo prolungare la cottura.


Per la pasta

farina integrale 200 g
zucchero di canna 100 g
lievito un cucchiaino
olio di oliva extravergine 80 g
sale un pizzico
la buccia gratuggiata di un limone
uovo 1

Mescolate gli ingredienti nell'ordine in cui sono elencati; la pasta stenterà ad amalgamarsi ma non abbiate timore di scaldarla lavorandola. Sono necessari 10-15 minuti per darle consistenza. Fatela riposare 30 minuti in frigorifero.

Per il ripieno

mele 2
uvette 2 cucchiai
pinoli 1 cucchiaio
cannella mezzo cucchiaino
zucchero di canna 2 cucchiai

Affettate le mele dopo averle sbucciate e insaporitele con zucchero, cannella, pinoli e uvette.

Riprendete la pasta e stendetela in un grosso quadrato da cui taglierete 9 quadratini. Farcite ciascuno con le mele e richiudeteli accuratamente a fazzoletto. Cuocete in forno caldo a 180 gradi per 45 minuti.





Vi piace il vasetto? L'ha fatto la nonna con una metà del guscio della noce di cocco che avevo rotto qualche tempo fa. Questo può essere un modo originale e grazioso per riciclare i gusci. Presto ve ne mostrerò altri :)

Friday, October 13, 2006

Soba con seppie e coste allo zenzero






Era tantissimo che non mangiavo la soba, e poi mi sono trovata due porzioni nell'armadietto dei cereali, nascoste dietro ai vasi colmi di riso e quinoa. Le seppie sono frutto di una recente gita in pescheria. Le coste invece mi sono state direttamente recapitate a casa grazie alle amicizie contadine della nonna. Fino a pochi anni fa aveva anche lei un grande orto, per vivere faceva la coltivatrice diretta, un mestiere che penso sia durissimo, con levatacce all'alba e schiene spezzate sulla terra e poi la verdura da preparare... Io ho un ricordo sbiadito del suo banchetto al mercato; il motocarro del nonno parcheggiato in cortile, carico di cassette di verdura. Mi racconta spesso che ha regalato tanta verdura quando aveva l'orto e ora che non l'ha più riceve spesso doni della Terra tramite le persone che si ricordano di lei. Voglio credere che il bene che facciamo poi torni indietro nel corso della vita.


soba 120gr
seppioline 300 g
coste 12 grandi foglie
zenzero fresco gratuggiato 3 cm
olio di sesamo 2 cucchiai
salsa di soia un cucchiaio + quella per servire
wasabi

Lavate e asciugate le coste e tenetene da parte due belle grandi. Spezzettate le altre foglie e privatele dei gambi. Tagliate le seppie a striscioline. Mescolate lo zenzero gratuggiato con l'olio di sesamo e fatevi marinare le coste e le seppie per circa 30 minuti. Saltatele poi in padella con la marinata per qualche minuto, le seppie devono essere tenere e le foglie appena appassite. Intanto fate cuocere la soba in acqua calda ma non troppo bollente per due minuti, quindi scolatela e raffreddatela velocemente con dell'acqua fredda per fermarne la cottura. Scolatela bene e saltatela con il condimento. Posizionate la foglia della costa nella ciotola e poi adagiate la soba condita.Servite con salsa di soya e wasabi a piacere.




Thursday, October 12, 2006

Un po' di... Cucina indiana: Machchi Seekhi e Chappati






Ho trovato uno splendido libro di cucina indiana Indian Cookery di Dharamjit Singh, edito la prima volta nel 1970 da Penguin hanbooks, ma la mia copia, beh non è esattamente mia ma credo che lo diventerà presto :), è del 1984, il mio anno di nascita. Comunque è un piccolo volume tascabile con le pagine ingiallite ed è un vero piacere leggerlo. Non sono solo presenti tantissime ricette interessanti, ma anche una vera e propria trattazione delle tecniche base delle cucina indiana. Insomma un volume fondamentale per chi come me ama korma, chutney&co.
Altre ricette di cucina indiana le trovate qui, e risalgono a quando sono stata ospite della mia amica Kanika che aveva preparato una cena indimenticabile. Cucinare il pesce all'indiana è molto soddisfacente.

Machchi Seekhi (=pesce intero grigliato)

un pesce intero da 800 g
paprika mezzo cucchiaino
semi di coriandolo 4 cucchiai
sale mezzo cucchiaino
cardamomo 6 bacche
cipolla 1
aglio due spicchi
bacche di pepe nero 1 cucchiaino
anice stellato 1 cucchiaio
peperoncino 1
menta un cucchiaio
prezzemolo 4 cucchiai
yogurt 500 g
il succo di un limone
burro chiarificato 50 g

Non è precisato che tipo di pesce usare, io avevo un branzino ed è venuto buonissimo. Fate saltare la paprika e i semi di coriandolo, poi mescolateli a tutti gli altri aromi ed erbe pestando energicamente con il pestello. Potete fare questa operazione anche con il frullatore ma vi priverete dell'effluvio meravigliosamente speziato che sorge dal mortaio. Alla fine avrete una pasta cui aggiungerete il succo di limone e lo yogurt ottenendo una marinata di cui terrete da parte qualche cucchiaio. Sciacquate il pesce, pulitelo dalle interiora e rimuovete testa e coda. Asciugatelo bene e copritelo con la marinata, che deve penetrare anche all'interno del pesce e lasciatelo così, per almeno un'ora. Scaldate la griglia al massimo e cuocete il pesce per 15 minuti girandolo una volta, quindi abbassate il calore e continuate per circa 30 minuti. Prima di ultimare la cottura del pesce spennellatelo con il burro e lasciate che si dori. Servite con un cucchiaio della marinata.

Chappati

farina integrale 225 gr
sale un cucchaino
acqua circa 225 ml

Io di farina integrale non ne avevo a sufficienza e quindi ne ho aggiunta un terzo di quella bianca, e mio padre che è stato varie volte in India dice che gusto e consistenza non sono distanti dall'originale.
Mescolate la farina e il sale e mettele in una ciotola. Mettete un po' di acqua nel mezzo e lavorate fino a quando ottenete una pasta liscia. Io non ho dovuto usare tutta l'acqua ma circa 100 ml in meno, comunque anche il volume precisa che dipende molto dalla farina usata. Lavorate la pasta per 10 minuti, quindi fatela riposare in una ciotola per 30 minuti coperta da un panno umido. A questo punto formate una decina di palline, quindi tirate la pasta sottilissima. Scaldate una padella antiaderente per qualche minuto e cuocete le sfoglie una alla volta. Non appena iniziano a formarsi delle bolle premete con una spatola sui bordi e vedrete il chappati gonfiarsi come un palloncino. Giratelo velocemente, cuocete 30 secondi e servite.


Tuesday, October 10, 2006

beau et bon - l' épicerie folle






Sabato mattina ho letto per caso un appunto frettoloso che mi ero presa prima dell'estate: il nome di un épicerie e poi una freccina (io ne faccio tante quando scarabocchio) inchiostri colorati alimentari. Incuriosita, nel pomeriggio ho fatto un lungo giro a piedi per raggiungere la meta che si trova nel xv. Indugio qualche minuto sbirciando dalla vetrina: tanti contenitori colorati dal contenuto bizzarro, bottigliette di varie dimensioni e fogge, vasetti ordinatamente disposti sugli scaffali bianchi. Mi tuffo all'interno di questa bottega da alchimista dove una donna sorridente mi saluta garbata. Si tratta di Valérie Gentil, la proprietaria della deliziosa drogheria.









C'é un cantuccio più colorato degli altri e subito attira la mia attenzione: ecco gli inchiostri e gli zuccheri colorati, le carte alimentari, le collane e i braccialetti di caramelle a forma di cuori e fiori; ufficialmente è l'angolo dei bambini ma chi non si sente incuriosito da queste illusioni edibili?





Soddisfatto l'occhio dal punto di vista ludico subentra quello da gourmet e intravedo oltre agli oli di oliva aromatizzati, anche quello di argan, di sesamo, di pistacchio, di noce e di nocciola. Tra gli aceti mi sono rimasti impressi nella mente quelli di Banyuls declinati con varie spezie. In un ciotolino vedo il sale rosa dell'himalaya e ho la certezza che non ne uscirò senza. Era tanto che lo volevo e comprarlo qui mi permetterà di serbare un po' dell'allegria colorata di questo posto per l'inverno che verrà.








Quanto a marmellate, mieli e gelatine speziate c'è solo l'imbarazzo della scelta: preferite la confettura di gerani e the verde preparata esclusivamente con i fiori del giardino di una produttrice in Charente-Maritime o scegliete quella classica fatta solo con lamponi colti in mattinata e pectina fatta in casa?





Valerie ha selezionato anche una serie di piatti, stoviglie e ciotoline che abbelliscono ulteriormente l'ambiente, tanto che uno scatto dell'interno capeggia sulla copertina di una guida per giapponesi golosi. I prezzi rispecchiano la qualità; Valérie fa dei veri e propri tour per scovare prodotti non omologati, colture biodinamiche, accostamenti aromatici inediti e questo le permette di avere una selezione strepitosa e in continua espansione. Nota a margine: nutre una spiccata simpatia per i foodblog, in tutte le lingue.

beau et bon
81 rue Lecourbe Paris xv

Wednesday, October 04, 2006

Vellutata di carote con riso croccante






Qualcuno inorridirà ma sto facendo conoscenza con il microonde per cause di forza maggiore e devo dire che si sta rivelando efficace per quanto riguarda la cottura delle verdure. Questa vellutata si prepara praticamente da sola e servita in tazze o bicchieri può essere un modo carino di iniziare un pasto senza appesantirsi troppo.





Fondamentale in questo caso la qualità delle carote. Devono essere fresche e dolci; possibilmente acquistatele con il loro ciuffo ancora attaccato. Naturalmente se sono fresche il ciuffo in questione sarà bello verde e brillante. Calcolate tre carote e una piccola patata a testa, ponete il tutto in un contenitore adatto alla cottura al microonde e aggiungete due dita di acqua. Cuocete le verdure. A parte scaldate in una padella antiaderente un cucchiaio scarso di riso per ogni commensale, e tenendolo girato lo cuocete finchè non assume un bel colore dorato. Meglio procedere con piccole quantità per ottenere un miglior risultato. Quando le verdure sono pronte frullatele con qualche cucchiaio della loro acqua, porzionate nelle tazze, suddividete il riso e aggiungete una lacrima di olio extravergine di oliva. Naturalmente si possono cuocere le verdure anche al vapore.







Tuesday, October 03, 2006

Le loir dans la Théière







L'ultima volta che li vide, stavano cercando di mettere il Ghiro nella teiera.
"Comunque là non ci tornerò mai!"
disse Alice riprendendo il sentiero nel bosco."Non ho mai partecipato a un tè più stupido di quello!"


"Alice nel paese delle meraviglie", Lewis Carrol





Non posso dire di aver pensato lo stesso allontanandomi da questa sala da the quieta nella quale ho condiviso due ore e una fetta di deliziosa tarte au citron con Daniela. L'arredamento è molto accogliente, i colori del legno e della terra dominano; Daniela ed io abbiamo tra l'altro avuto la fortuna di essere accomodate su due vecchie poltroncine di pelle guarnite da un tavolino basso su cui appoggiare le vivande. L'ambiente mi è parso decisamente rilassato, quasi ovattato, con un'attitudine alla lentezza che non stona quando si sta sorseggiando un the alla vaniglia intraprendendo una piacevole conversazione.



La torta (frolla, crema di limone e 10 cm di meringa italiana appena scottata) era meravigliosa con la sua punta aspra, e la porzione che viene servita riempie tranquillamente due pance. Quando poi si esce, si può passeggiare nel Marais a caccia di vecchie librerie, negozi di cianfrusaglie o anche solo osservando gli ebrei ortodossi che popolano i dintorni. In alternativa a circa dieci minuti di distanza da Le loir dans la Théière si trova il Museo Carnavalet con il suo piccolo giardino che pare incantato.








Le loir dans la Théière
3 rue des rosiers
metro St Paul
75004 Paris

Monday, October 02, 2006

Quinoa con avocado, tacchino e pompelmo






Dopo che ho scoperto la quinoa ne sono diventata dipendente; oltre al sapore mi piace davvero tanto la consistenza dei semini che mi scivolano in bocca: sono morbidi ma al contempo mantengono un cuore croccante. Inoltre come una vera invasata cerco di proporla a tutti coloro che mi stanno intorno, decantando le sue virtù e la sua versatilità. Ad esempio l'accostamento con l'avocado è meraviglioso :)

quinoa 160 g
avocado maturo uno
pompelmo giallo uno
tacchino 250 g
olio extra vergine di oliva
semi di zucca 3 cucchiai
olive verdi 40 g
tabasco uno spruzzo

Emulsionate con un frullatore a immersione 2 cucchiai di olio, 3 di succo di polpelmo. Tenetene da parte un cucchiaio e versate il resto della marinata sulla carne di tacchino tagliata a strisce nel senso verticale delle fette. Coprite con pellicola per alimenti. Sciacquate la quinoa abbondantemente per rimuovere la saponina, una sostanza amara contenuta nella pianta. Cuocetela quindi in una quantità di acqua pari tre volte al suo peso, coprendo il recipiente con un coperchio. Dovrebbe assorbire tutta l'acqua nel giro di 10 minuti circa. Pelate al vivo mezzo pompelmo e fate marinare gli spicchi e il succo con l'avocado tagliato a fettine sottili. Denocciolate le olive e tagliatele grossolanamente. Lasciate intiepidire la quinoa poi aggiungetevi le olive, i semi di zucca, tenendone da parte qualcuno per la decorazione, e l'avocado e il pompelmo scolati dal succo. Mentre scottate sulla griglia rovente il tacchino, schiacciate con la forchetta il succo di polmpelmo con poche fettine di avocado, una goccia di olio e uno spruzzo di tabasco in modo da ottenere una salsina verde brillante.
Costruzione del piatto
Con un coppapasta o un contenitore date un forma alla quinoa condita, appoggiate di fianco la carne e nappate la cima con la salsa all'avocado. Decorate con i semi di zucca e con qualche goccia della marinata al pompelmo. Servite.